8.7.13

Flou, riviste indipendenti e pubblicità

Cose che succedono in un mezzogiorno di fuoco a Treviso. Tipo sedersi ad ascoltare sotto un sole cocente (personalmente mai abbastanza), Stefan Pollack di Drome, Anja Aronovsky Cromberg di Vestoj, Alessio Ascari di Kaleidoscope, Andrea Batilla e Sabrina Ciofi di Pizza, il fotografo Alan Chies, Maria Luisa Frisa direttrice del Corso di laurea in Design della moda e Arti multimediali all'Università Iuav di Venezia e Saul Marcadent di Thisisnotpaper e curatore della mostra Flou, organizzata assieme allo Iuav e che, fino al 13 luglio a Ca' dei Ricchi, raccoglie sei fotografi di moda per sei riviste indipendenti (Drome, Hunter, Kaleidoscope, Nero, Pizza e Studio).
E così, venerdì, mentre il sole raggiungeva lo zenit si è parlato di riviste online e cartacee più o meno underground, delle difficoltà di farle rimanere tali e del desiderio condiviso da quasi tutti di avere un giornale senza pagine di pubblicità che permetta di continuare a pubblicare senza promuovere prodotti per contratto.
Cosa che sono riusciti a fare a Vestoj, cercando e trovando i necessari finanziamenti presso enti esterni che promuovono attività sociali come progetti educativi e culturali.
Anche Sabrina Ciofi e Andrea Batilla di Pizza erano partiti così e per qualche tempo hanno potuto pubblicare rinunciando alla pubblicità a cui hanno ceduto invece ultimamente per poter garantire l'uscita regolare della rivista.
Forse perchè in Italia enti e fondazioni varie, molti dei quali in lotta per la sopravvivenza, fanno un po' più fatica a foraggiare anche altre realtà.
A Kaleidoscope, invece, per arginare almeno in parte l'invadenza visiva della pubblicità, hanno diviso in sostanza il giornale in due sezioni mettendo tutte le pagine pubblicitarie nella prima parte per consentire così una lettura indisturbata della rivista vera e propria che si trova nella seconda parte.
Sta di fatto che questi magazines sono cercati, letti e comprati in quanto considerati contenitori di novità reali dove trovare stilisti, fotografi, stylists, giornalisti emergenti altrimenti senza spazio o professionisti che  magari un curriculum ce l'hanno già, ma che qui si sentono maggiormente liberi e autonomi di esprimersi e comunicare, senza per forza puntare l'obbiettivo su un prodotto che paga per essere raccontato.

Photo credit: Marco Gaggio Flickr, Instagram








7 commenti:

  1. Un altro dei tuoi post super interessanti Sandra!! Mi vado a sbirciare queste riviste, che non conoscevo assolutamente!
    Buona settimana cara!
    :***

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  2. Interessantissimo, io ho smesso di comprare molte riviste e sinceramente anche di leggere molti blog per la pubblicità decisamente invadente!
    :*

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  3. Non sapevo di tutte queste riviste: sinceramente anche io trovo che la pubblicità sia snervante. Per tutta la pubblicità che propinano, dovrebbero pagare loro a noi per leggere una rivista.
    Ono contenta che alcune redazioni si impegnino per trovare una soluzione.
    Buona giornata!

    Lo stile di Artemide

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  4. mi piace molto! questa sì che è musica per le mie orecchie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! spazio all'arte!!!!! il capitalismo ci distrugge, ci sporca, ci invade . . . non lasciamoglielo fare!!! ---> deformazione professionale da una militante:)

    bacio!

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  5. Even I don't totally understand what you talk about, people look soooo cool there! I think it's an exhibition show right :)

    Btw, if you like, I have a new giveaway which has a lace concept in my blog :) So feel free to enter if you want.
    ( http://photostorms.blogspot.com/2013/07/my-first-giveaway.html )

    Hugs!

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  6. non conosco affatto queste riviste, mi devo documentare!
    post davvero interessante!

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