7.2.13

Greenpeace e ThefashionDuel

Marinière vintage, guanto Greenpeace biodegradabile al 100% e gatto etico. Foto di  A.P..

Oggi vi parlo di Greenpeace e della loro preziosa iniziativa TheFashionDuel.
 Ma prima provate a leggere questa lista senza inquietarvi: aniline clorurate, acidi perfluorooctanoidi (PFOA), CTMDD (2,4,7,9 - tetrametile - 5 - decyne - 4,7 - diolo), dibutilftalato (DBP), benzotiazolammine, cloronitrobenzeni (CNB) e nitrobenzeni, vari benzeni clorurati (tre diclorobenzeni, e tracce di tri-e penta-clorobenzene ), 1,2-dicloroetano.
 Questo qua sopra purtroppo non è un innocuo scioglilingua  senza senso ma la lista incompleta dei prodotti chimici inquinanti ritrovati nelle acque di scarico di due tra le principali zone industriali della Cina dove sono presenti più di novemila fabbriche tessili: Shaoxing e Linjiang, nella provincia di Zhejiang. Acque di scarico che poi dai fiumi arrivano al mare ovviamente.
Fa effetto leggere questi strani nomi che magari ci ricordano vagamente qualche nozione di chimica  al liceo che non capivamo e vederli invece accomunati al mondo della moda, ai vestiti da sogno, alle passerelle, a quei fantastici giorni che sono le settimane della moda di cui a ore leggeremo su mille siti.
Aggiungete a quei nomi la deforestazione dell'Amazzonia e dell'Indonesia le cui foreste ogni giorno vengono bruciate e rase al suolo per far spazio agli allevamenti di animali la cui pelle finirà nei nostri armadi sottoforma di cinture, scarpe, borse. Sia di grandi firme molto glamorous, sia di capi che troviamo ai banchi del mercato. Fascino diverso ma stessa provenienza.
Queste scarpe e questi vestiti vengono poi riposti in scatole e sacchetti che possono essere anonimi e meramente funzionali o avere essi stessi dei richiami di incanto e fast(o) fashion.
Ebbene la  produzione del cosiddetto packaging,  sta letteralmente mandando al macero le foreste pluviali dell'Indonesia i cui alberi vengono tagliati per rifornire l'industria cartaria che produce i sacchetti che poi finiranno nella spazzatura una volta giunti nelle nostre case.
 Queste notizie, alquanto inquietanti, sembrano essere così lontane da tutto quel fascino che la moda esercita su di noi e così aliene al nostro armadio, alle nostre maglie e ai nostri jeans.
E invece purtroppo non è così.
Spaventarsi e basta però non serve a niente e il modo migliore per rissolvere i problemi è essere parte stessa della soluzione. Informarsi è dunque il primo passo.
 Greenpeace che da anni si batte per l'ambiente e contro lo sfruttamento e l'inquinamento della Terra, ha lanciato un guanto di sfida (quello che vedete nella foto assieme alla mia gatta) al mondo della moda inviando a quindici brands super famosi un questionario di 25 domande che vertono sulle loro politiche per gli acquisti della pelle, della carta e sull'uso di sostanze tossiche nella loro produzione tessile.
Tutte le informazioni che avete appena letto e moltissimo altro lo trovate sul sito TheFashionDuel assieme ad una petizione che vi consiglio caldamente di firmare e di far conoscere a più persone possibili.
 Trovo che per chi ama la moda questa sia un'iniziativa esaltante: io sinceramente non vedo l'ora di scoprire come hanno risposto al questionario gli interpellati.
E spero di avere anche delle belle sorprese.




6 commenti:

  1. interessantissimo! vado subito a firmare!

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  2. Sandra, questa campagna è bellissima! Ho dato un occhio ai risultati: è agghicciante, quasi tutte queste case di moda risultano insufficienti proprio nei tessuti!! Speriamo davvero si muova qualcosa, perché noi questi abiti LI INDOSSIAMO!!
    Nel mio piccolo, cerco sempre di fare attenzione ai packaging: quando posso, evito di prendere i sacchetti, mentre detesto vedere che per le scarpe viene SPRECATA UN SACCO DI CARTA!!!

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    1. I risultati sono davvero sconfortanti ma non stupiscono (apparte Valentino, per fortuna, una bellissima sorpresa!).
      Credo che noi possiamo chiedere davvero una moda più sostenibile. Loro, i grandi marchi, quelli economici e quelli per molti inavvicinabili, devono farsene una ragione:non è più fattibile continuare a sfavillare e al contempo ad inquinare e a sfruttare terra e uomini.
      Questa campagnia è utilissima: venire a conoscenza di certe cose ti permette poi di fare delle scelte ben precise.
      E sapere che là fuori è pieno di alternative di moda sostenibile è davvero confortante!
      Buona notte cara Meggie e BRAVA per l'esame di oggi! come si suol dire: meno uno***

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    2. Infatti, W Valentino!! E Hermès è una grande delusione personale :( speriamo si ravveda!
      Grazie Sandra cara! :**

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    3. Concordo in pieno, Meggie, per Hermès mi stava scappando una lacrima. Che peccato:(

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